26 Settembre 2022

Discorso del segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, nel secondo anniversario del martirio del comandante della Forza Quds, il tenente generale Qassem Soleimani, del comandante Abu Mahdi al-Muhandis e dei loro compagni martiri.

“Cerco rifugio in Dio contro Satana il lapidato. Nel nome di Dio il Misericordioso il Benevolo. Lode a Dio, Signore dei Mondi. Le preghiere e la pace siano sul nostro Maestro e Profeta, il Sigillo dei Profeti, Abi al-Qassem Muhammad bin Abdullah, e la sua proba e pura famiglia e i suoi probi e scelti compagni e tutti i profeti e messaggeri.

Onorevoli studiosi, fratelli e sorelle, onorevoli partecipanti, che la pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano su tutti voi.

Come è consuetudine, all’inizio di ogni discorso o presenza, è mio dovere morale iniziare con alcune questioni relative alle condoglianze o congratulazioni, prima di approfondire l’argomento dell’occasione.  Questi sono giorni in cui si mescolano gioia e dolore.

In ogni caso, porgo le mie condoglianze a tutti i musulmani in questi giorni dedicati al ricordo del martirio della Figlia del Messaggero di Dio (pace su di lui), Signora delle donne del mondo, Moglie del vicario di Dio, e Madre degli Imam, Fatima al-Zahra (la pace sia su di lei). Questi giorni, secondo alcune tradizioni, sono i giorni del suo martirio.

Saluto, invece, musulmani e cristiani in occasione della nascita di Gesù (pace su di lui). Saluto anche tutti all’inizio di un nuovo anno gregoriano, sperando che porti bene e benedizioni dopo tutte le sfide, le tragedie e le difficoltà che il nostro Paese, regione e nazione stanno vivendo. In questi ultimi giorni e settimane, a causa della diffusione del Covid-19, abbiamo purtroppo perso molti padri, madri, fratelli e sorelle, soprattutto quelli dei martiri.  Ovviamente non posso citarli tutti per nome. Invio le mie più sentite condoglianze alle loro onorevoli famiglie per la perdita di questi cari.

Devo menzionare separatamente il nostro fratello, lo studioso, lo scrittore e il venerabile poeta, Sua Eminenza Sheikh Fadel Makhdur. Era tra la generazione fondatrice del nostro movimento, il movimento di Hezbollah e della Resistenza islamica in Libano quarant’anni fa. Porgo le mie condoglianze anche alla sua famiglia e ai suoi cari per la sua scomparsa. È mio dovere morale porgere le mie condoglianze per la scomparsa del nostro caro fratello martire Haj Hassan Irlu. Era l’ambasciatore della Repubblica islamica nello Yemen, presso la salda Sanaa. Questo martire ha fatto parte delle Guardie [della Rivoluzione islamica] in gioventù, nel 1982 e nel 1983.  È stato uno dei primi fratelli a venire in Libano, nella Beqa’, a partecipare ai campi di addestramento, addestrare combattenti della resistenza, tramandare la sua esperienza e accompagnarli attraverso le prime fasi della resistenza.

Devo ricordare anche l’anniversario del martirio del sapiente Sheikh Nimr al-Nimr, giustiziato ingiustamente nelle carceri dell’Arabia Saudita. Rinnovo le mie condoglianze alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutta la nostra gente nella terra oppressa e onorevole delle due Sacre moschee. Devo anche ricordare il primo anniversario della morte di Sua Eminenza Sheikh Mesbah Yazdi, il giurista, filosofo, esperto e grande pensatore islamico, i cui eguali sono pochi ai nostri tempi.

Passo alla nostra occasione: il secondo anniversario del martirio dei leader della vittoria, i cari mujaheddin Haj Qassem Soleimani e Haj Jamal Abu Mahdi al-Muhandis, e dei loro fratelli iraniani e iracheni martirizzati in quell’incidente. Dedicherò il mio discorso a questa occasione.

Per quanto riguarda le situazioni locali e interne libanesi, la natura dell’occasione e il tempo a disposizione non mi consentono di affrontarle ora.  Se Dio vuole, nel prossimo futuro, vi dedicherò molto tempo perché ci sono molte questioni che devono essere discusse e affrontate.  Occorre prendere posizione anche riguardo alle crisi che stiamo attraversando oggi nel nostro Paese. Tuttavia, poiché molti di voi stavano aspettando che io parlassi dopo alcuni dei discorsi pronunciati di recente, devo sottolineare la nostra affermazione sull’importanza del dialogo tra libanesi e l’importanza di qualsiasi appello al dialogo tra libanesi.

Riguardo a tutto ciò che è stato recentemente detto, menzionato, scritto e discusso sul rapporto tra Hezbollah e il Movimento Patriottico Libero, mi basta sottolineare che siamo molto attenti ai nostri alleati, ai nostri amici e alle nostre relazioni. Siamo inoltre impegnati nella comprensione e siamo pronti a svilupparla in un modo che raggiunga un interesse nazionale, rilevando che molto di ciò che è stato detto, anche nel discorso del leader del Movimento Patriottico Libero di ieri, o ciò che [è stato detto] nelle interviste e nei dialoghi sono questioni che necessitano di discussione, chiarimenti e franchezza. Per ora è sufficiente parlare in questa misura delle questioni locali. Se Dio vuole, assegneremo presto una discussione in merito alle questioni locali.

Naturalmente, ciò che tratterò è legato all’argomento dell’occasione e tocca anche il Libano nel profondo, il suo futuro, la sua sicurezza, la sua sovranità, la sua dignità e i suoi problemi, ma da un’angolazione più alta di quella regionale.

Torniamo all’occasione. Dopo aver lasciato l’aeroporto di Baghdad, il convoglio dei due leader martiri è stato preso di mira da un evidente attacco aereo americano che ha portato al martirio di tutti i fratelli.  Dopo di che gli americani hanno dichiarato esplicitamente la loro responsabilità, nel senso che non è stata necessaria alcuna indagine per trovare l’assassino, chi c’è dietro l’assassino, chi è l’esecutore materiale e chi ha dato l’ordine. Le cose erano chiare fin dall’inizio. Questo intenso evento ha avuto enormi ripercussioni militari, politiche, popolari in Iran, Iraq e nella regione. Le ricordiamo tutte e queste ripercussioni esistono ancora oggi.

Sono passati due anni e ancora celebriamo o commemoriamo questa ricorrenza. Né questa occasione né i suoi leader, i loro nomi, le loro immagini, il loro spirito, la loro memoria, le loro idee, la loro lotta, le loro conquiste, né la voce della vendetta che risuona nei cuori di tutti i loro amanti in tutto il mondo sono scomparsi durante questi due anni.

Questa occasione è osservata in Iran, è soprattutto commemorata in Iraq, e in molti Paesi islamici e arabi. Con la sua commemorazione s’intende innanzitutto esprimere gratitudine a questi leader e martiri. Come sapete, una delle disgrazie dell’umanità nel corso della storia è essere ingrata e non riconoscere ciò che queste persone hanno compiuto e dato al loro popolo, alla loro nazione, alla loro regione e alla loro religione.

Alcuni non lo riconoscono.  Non riconoscono nemmeno coloro che sono grati a queste persone.  Protestano anche, ad esempio, contro chi li onora sulla strada che conduce all’aeroporto di Baghdad o contro chi espone le immagini di questi leader – che hanno compiuto dei sacrifici – sulla strada per l’aeroporto di Beirut. Questa è una forma di decadenza morale e d’ingratitudine.

Commemorare l’occasione, in primo luogo, significa esprimere gratitudine a questi leader.  Questo è ciò che facciamo quando celebriamo la memoria dei nostri martiri, in particolare dei nostri leader martiri, che hanno compiuto grandi sacrifici per amore dell’onore, della dignità e della felicità della nostra nazione, dei nostri popoli, dei nostri Paesi e delle nostre patrie. È anche un’espressione della nostra riconoscenza, ringraziamento, amore e glorificazione per loro e di ciò che hanno offerto, fatto e per cui hanno lottato, perché è qui che si deve essere riconoscenti e grati. È anche per sottolineare la fermezza dei loro fratelli e sorelle lungo il cammino, così come la loro pazienza, impegno, risolutezza, continuazione del jihad e resistenza, presenza e l’affrontare gli arroganti progetti americani e sionisti nella nostra regione, indipendentemente dai sacrifici.

Anche negli ultimi due anni ci sono stati grandi scontri ed enormi sacrifici. Tra le caratteristiche più importanti di questa lotta c’è stata la battaglia della Spada di al-Quds a Gaza, nella Palestina occupata.  C’è anche la guerra di fermezza ed eroismo – la guerra epica – che è ancora in corso nello Yemen. Questo per sottolineare il percorso e gli obiettivi. In ogni commemorazione, anniversario, ricordo e incontro, impariamo lezioni dalla vita e dalla storia di questi leader, specialmente quando parliamo del martirio di Haj Qassem e Haj Abu Mahdi. Questo è ciò di cui voglio parlare in questo discorso.

Negli ultimi due anni abbiamo parlato molto di Haj Qassem e Haj Abu Mahdi e delle loro qualità personali e di leadership, nonché della loro fede e jihad.  Oggi, apprendiamo alcune lezioni dal loro martirio. Cerchiamo, come persone di questa regione, di distinguere tra l’assassino e il martire. Quando si parla di Karbala, non basta parlare di Hussain e Abbas. Devi parlare di Yazid e Ubayd Allah ibn Ziyad. In caso contrario, la scena risulterà incompleta. I nostri popoli, i nostri Paesi, i nostri governi, le nostre patrie devono prendere una posizione decisiva non per l’amore del martire, ma per loro stessi, la loro consapevolezza, il loro discernimento, la lotta, il futuro e per la natura delle posizioni che dobbiamo assumere.

Cominciamo dall’Iraq.  L’Iraq è stato il campo di battaglia del jihad di Haj Qassem e Haj Abu Mahdi. È stata anche la terra del loro martirio. Ecco perché iniziamo a distinguere tra l’assassino e il martire. I martiri sono Haj Qassem Soleimani e i suoi fratelli delle Guardie [della Rivoluzione], nonché Haj Abu Mahdi al-Muhandis e i suoi fratelli delle Forze di mobilitazione popolare. L’assassino è l’America. È necessaria una posizione irachena così come una posizione da parte di tutti i popoli della nostra regione. Dato che sono partito dall’Iraq, dobbiamo prendere posizione nei confronti dell’assassino e del martire.

Questi killer, gli americani – non voglio parlare di storia ma solo degli ultimi vent’anni (indicazioni) – hanno occupato l’Iraq, ucciso decine di migliaia di civili – per loro stessa ammissione – hanno distrutto molti siti e parti importanti del Paese, saccheggiato la ricchezza dell’Iraq – e lo stanno facendo tuttora, imprigionato centinaia di migliaia di persone e praticato le forme più orribili di tortura contro uomini e donne iracheni. Lo scandalo della prigione di Abu Ghraib è evidente, pubblico e noto a tutti.

Ecco l’America prima che uccidesse Qassem Soleimani e Abu Mahdi al-Muhandis. L’America ha ucciso, torturato, imprigionato, sfollato, distrutto, saccheggiato e violato il cielo e la terra dell’Iraq. Grazie alla resistenza, ha espulso le forze armate e l’esercito statunitensi nel 2011-2012.

Ma l’America stessa, questo killer, è quella che ha creato l’ISIS, per ammissione di Trump, di Pompeo, che era il capo della CIA e poi Segretario di Stato, e di alti dirigenti militari degli Stati Uniti d’America. Ha creato l’ISIS in Iraq, in Siria e nella regione per avere la scusa di riportare i suoi eserciti, forze, aerei e basi in Iraq. Attraverso l’ISIS, ha messo l’Iraq di fronte a una vera minaccia esistenziale. Ricordiamo tutti quei giorni in cui molte province irachene cadevano in pochi giorni e Baghdad, Karbala e il resto delle province irachene si trovavano in grande pericolo. L’America è responsabile di tutti i crimini commessi dall’ISIS in Iraq. Con il pretesto dell’ISIS, da loro creato, gli Stati Uniti sono tornati in Iraq come aiutanti, salvatori e difensori. Questo killer iniquo, arrogante e ipocrita, la cui ipocrisia non ha eguali nella storia, è l’assassino!

Quanto al martire, egli era colui che è stato presente fin dall’occupazione dell’Iraq. Qui, quando parlo dei martiri Haj Qassem Soleimani e Abu Mahdi Al-Muhandis, parlo di coloro che rappresentavano. Quanto al martire, egli è stato colui che ha resistito a questa occupazione, è stato al fianco degli iracheni nella loro resistenza all’occupazione, ha contribuito alla creazione delle fazioni di resistenza irachena e ha fornito loro denaro, armi, forza, vigore, speranza, fiducia ed entusiasmo fino alla grande vittoria e alla cacciata delle forze americane dall’Iraq attraverso la resistenza in tutte le sue forme, in primis la resistenza militare e armata.

Quando l’ISIS è stato ingaggiato dall’America per tornare in Iraq, egli [il martire] è stato il primo a stare al fianco del popolo iracheno per difendere uomini, donne, bambini, sacralità, dignità, onore, città, villaggi e tutti gli iracheni. Haj Qassem rappresentava la Repubblica islamica dell’Iran. Lì, Haj Qassem rappresentava Sua Eminenza la Guida [della Rivoluzione islamica], così come il regime della Repubblica islamica, le sue forze armate, le sue Guardie della Rivoluzione, i mujahid e il fiero popolo dell’Iran.

Lui e i suoi fratelli sono arrivati proprio all’inizio, nei giorni difficili. Hanno offerto molti martiri. Haj Abu Mahdi al-Muhandis e i suoi fratelli sono stati i primi a rispondere alla fatwa dell’onorevole autorità religiosa e al suo storico appello al jihad. Questo è il martire. Per anni hanno vissuto in prima linea. Dormivano su spiazzi di terra a cielo aperto.  Vivevano tra i combattenti, condividendone il dolore, le speranze, le gioie, i dispiaceri, la fame e la sete. Questo è il martire che ha salvato l’Iraq e ha combattuto in sua difesa. Se oggi l’Iraq gode in larga misura di sicurezza, pace e stabilità e sono stati contrastati pericoli molto grandi, è grazie alla benedizione di questi martiri. Questo è il martire, e quello è l’assassino!

Può esserci una persona giusta – qui veniamo alla lezione del discernere il martire dall’assassino – che non conosca la differenza tra il nemico e l’amico?  Può una qualsiasi persona ragionevole in Iraq equiparare un assassino a un martire?  Tra l’America e l’Iran: l’America che ha occupato, ucciso, imprigionato, torturato, distrutto, saccheggiato e creato l’ISIS, e la Repubblica islamica dell’Iran che ha sostenuto, difeso, protetto e fornito? È giusto che qualcuno in Iraq dica che gli americani sono nostri amici, gli iraniani sono nostri amici e che avremo a che fare con entrambi?  Il peggio è che alcuni agiscano come se gli americani fossero loro amici e gli iraniani fossero il nemico – che l’assassino di Qassem Soleimani, di Abu Mahdi al-Muhandis e del popolo iracheno è un amico, mentre quei martiri e i protettori e difensori che rappresentano sono il nemico.  Questa è una catastrofe. È un disastro a livello di consapevolezza, pensiero, discernimento, morale e umanità.

Naturalmente tale situazione è stata creata dall’Ambasciata americana, dai media, dai social e dagli eserciti elettronici, non solo in Iraq ma nell’intera regione.  Torneremo su questo alla fine.

Creano e distorcono l’immagine del martire, del combattente della resistenza, del difensore e del mujahid.  Per quanto riguarda coloro che commettono i crimini di guerra più efferati, crimini contro l’umanità e massacri in pieno giorno, torturano e aggrediscono le donne nelle carceri in Iraq – questi americani – sono civili e sono gli amici che ci danno una mano! Qui, abbiamo bisogno di fare una distinzione tra l’assassino e il martire.

Ciò che vale per l’americano – permettetemi qui di citare i nomi quando è legato all’Iraq, ma non lo farò per il resto della regione – vale per altri Paesi, ad esempio il Regno dell’Arabia Saudita.  In Iraq ci sono persone che ti dicono: l’Arabia Saudita è un fratello e l’Iran è un fratello.  L’Arabia Saudita è un amico e l’Iran è un amico.  Parliamo un po’ dell’assassino e del martire.  Dal 2003, e almeno fino alla fine dell’ISIS, tutti ricordiamo le migliaia di attentati suicidi avvenuti in Iraq, in cui furono martirizzati centinaia di migliaia di sciiti, sunniti, cristiani, arabi, curdi e turkmeni. Nessuno fu risparmiato. Moschee, husayniyya, chiese, mercati e scuole [furono distrutte].

Non risparmiarono nulla. Parti del corpo di uomini, donne e bambini iracheni, così come il sangue degli iracheni, riempivano le strade, le piazze e i muri. Il principe Nayef bin Abdulaziz, l’allora ministro dell’Interno e principe ereditario, è sui social media. Non abbiamo inventato una persona che indossa kefiah e egal dicendo che questo è un principe saudita. Lui stesso lo ha ammesso sui social. Non è come quello che hanno fatto un paio di giorni fa. Hanno portato una persona – almeno portare un libanese che sappia parlare il dialetto libanese. Hanno tenuto una conferenza stampa e lo hanno presentato come un leader di Hezbollah. Non lo conosciamo. Non è nemmeno libanese, e non parla il dialetto libanese, né conosce la nostra letteratura o il nostro dialetto. Ecco quanto sono sciocchi e frivoli. Lo stesso principe ereditario è su internet. Sta parlando in un consiglio pubblico, non privato, di migliaia di sauditi che sono andati in Iraq per compiere operazioni suicide, e i servizi di sicurezza iracheni sanno da vent’anni che l’intelligence saudita inviava autobombe in Iraq e gestiva l’invio di attentatori suicidi in Iraq. Questo per primo.

L’ISIS e la sua ideologia provengono dall’Arabia Saudita. Si può trovare anche in tv e sui giornali quando il principe Mohammed bin Salman, in carne e ossa, dice che è stata l’America a chiedere all’Arabia Saudita negli ultimi decenni di diffondere l’ideologia wahhabita nel mondo islamico e nel mondo intero. Dice che il Regno ha ottemperato alla richiesta degli Stati Uniti d’America. L’ideologia dell’ISIS è nata da lì.  A parte questa dottrina, ricordiamo tutti la posizione ufficiale dei sauditi e dei media mentre accolsero con entusiasmo e applaudirono l’ISIS quando nelle prime settimane prese il controllo delle province irachene. Questo è ciò che l’Arabia Saudita ha fatto riguardo all’Iraq. Ha inviato i suoi giovani a uccidere uomini, donne e bambini iracheni in operazioni suicide.  Mentre l’Iran ha inviato i suoi uomini e giovani a essere uccisi in difesa di uomini, donne e bambini iracheni a Baghdad, Karbala e in tutte le province irachene. 

Come potete equiparare un assassino a un martire? Come potete?! Quale sentimento umano, senso morale, consapevolezza e ragione vi permetterebbero di pensare in questo modo?  Inoltre, per alcuni, l’Arabia Saudita è l’amico e l’Iran il nemico!

Questa è una delle lezioni di questo martirio avvenuto in una giornata simile nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. A quel tempo, gli iracheni sono scesi in piazza, celebrando e commemorando questa occasione. Questo esprime discernimento e consapevolezza.

Veniamo alla nostra regione e allontaniamoci un po’ dall’Iraq. Veniamo alla nostra regione qui in Libano. Sì, abbiamo molto da discutere sulle politiche finanziarie ed economiche, ecc. Abbiamo un problema nel distinguere tra un nemico e un amico. Il Libano sta soffrendo. Voglio citare un esempio chiaro: dal 1948, Palestina e Libano stanno soffrendo.

Parlerò della Palestina e poi tornerò al Libano. La Palestina è stata occupata dai sionisti per decenni. Parleremo anche della sofferenza del popolo palestinese e faremo una distinzione tra l’assassino e il martire.

Sapete come il popolo palestinese sta soffrendo a causa dell’occupazione: occupazione, sfollamento, diaspora, campi profughi dentro e fuori dalla Palestina, migliaia di prigionieri nelle carceri. I detenuti sperimentano tremende sofferenze nelle prigioni del nemico, ma stanno resistendo.  I simboli più recenti di questa grande resistenza sono Hisham Abu Hawash e il resto dei detenuti che pochi mesi fa hanno compiuto un atto eroico.

Questa è vera sofferenza. Poche settimane fa è stata completata la barriera di separazione intorno a Gaza – un assedio durato più di quindici anni. Ci sono due milioni di persone assediate. Nel frattempo, il mondo intero parla di diritti umani, principi morali, valori, messaggi celesti e dialogo tra le civiltà. Rimane in silenzio e normalizza [i rapporti] con il nemico, lo riconosce e lo sostiene. Sì, ci sono due milioni di persone nella Striscia di Gaza che sono intrappolate. Milioni di palestinesi sono sfollati dalla loro terra e all’interno. Ci sono guerre, uccisioni, omicidi e attacchi quotidiani in Cisgiordania, nel territorio del 1948, e a Gaza.

Chi sta facendo questo?  Gli “israeliani” stanno facendo questo.  Chi sono gli “israeliani”?  Questi “israeliani” sono solo un soldato per gli americani. Sono uno strumento americano.  L’America è responsabile di tutti i crimini di “Israele” in Palestina e nella regione. Da qui, tornerò a breve al Libano.

L’America è responsabile di tutto ciò che “Israele” ha fatto e sta facendo perché l’America è quella che lo finanzia, lo sostiene, lo arma e lo protegge. Costringe anche il mondo a stabilire relazioni con “Israele”, a riconoscerlo e a normalizzare [i legami] con esso. È quella che spaventa tutti i Paesi, la maggior parte dei Paesi arabi e degli eserciti, affinché non combattano “Israele”.

Il più grande e vero protettore di “Israele” nella regione sono gli Stati Uniti d’America.  Pertanto, sono responsabili di tutti i crimini di “Israele” in Palestina. Anche qui sono responsabili di tutti i crimini “israeliani” in Libano. Non è una questione semplice. In Libano si parla di “Israele” e della resistenza in termini semplici e si passa rapidamente a parlare di questioni locali e dettagliate. No, questa è una questione legata all’esistenza del Libano, alla sua sopravvivenza, alle sue risorse naturali, al suo futuro, alla sua dignità e alla sua sovranità, così come al sangue del nostro popolo e al nostro onore.

Dal 1948, in Palestina, gli assassini sono stati gli americani e gli “israeliani”, e il martire, accanto ai martiri palestinesi, è il martire Qassem Soleimani. Anche in Libano il discorso è rivolto ai libanesi che si comportano come se l’America fosse nostra amica. Sì, abbiamo una divergenza fondamentale su questo argomento. Questo non è un problema ordinario e semplice; questo va al di là delle discussioni strategiche.

“Israele” ha condotto delle guerre contro il Libano. Ha lanciato incursioni. Ha commesso massacri e uccisioni. Ha causato ferite, distruzione, sfollamento, occupazione, prigionia e tortura. Il Libano si trova ancora nel cerchio dell’occupazione, nel cerchio della minaccia e nel ciclo dell’avidità. Nel pericolo, e ogni giorno c’è una minaccia “israeliana”. Ogni giorno “Israele” minaccia di distruggere il Libano e di spazzarlo via. Gli Stati Uniti d’America hanno la responsabilità, in primis, di tutto ciò che “Israele” ha fatto e sta facendo.

È strano come, pur sapendo che “Israele” è quello che ci uccide e ci spara, che occupa le nostre terre, ha ucciso i nostri uomini, donne e bambini, ha commesso massacri e minaccia l’esistenza del nostro Paese e pur sapendo che l’America lo supporta, lo sostiene e lo difende, vediamo ancora l’America come un’amica. Lo strumento è il nemico, mentre il proprietario dello strumento e del suo attivatore sarebbe un amico?!


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